QUARTA TAPPA: Benedetto in Alpe – Firenze

Anche l’ultima notte trascorse tranquilla pur se l’ora della partenza giunse comunque troppo presto. Erano le 07.00 ed era necessario percorrere i km più faticosi con il fresco. Nelle mente dei vendrathoniani c’erano le immagini dei tornanti che avrebbero portato al Passo del Muraglione. Il giorno prima infatti, appena arrivati gli amici di Pordenone (Alessandra, Anna, Erika, Giacomo, Jacopo, Lorenza e Martina) era stata fatto una perlustrazione lungo i 10 km. che avrebbero portato in cima al passo e la vista dei tornanti e della salita aveva significativamente messo in apprensione i ciclisti. Aggiungendo che, dopo quasi 350 km percorsi la fatica avrebbe potuto stroncarli, non c’era da stare tranquilli. Eppure in cuor loro Dewis e Ugo volevano riuscire a tutti i costi.

Fatta colazione la partenza avvenne alle ore 08.00. L’ipotesi era che, dovendo forse percorrere km a piedi, si sarebbero impiegate circa 2 ore.

La partenza dall’albergo era pure in salita così che non ci fu neppure il tempo di scaldarsi. La prima ascesa di pochi metri, all’apparenza insormontabile, venne superata con incredibile facilità ed il primo tornante (dopo il quale i due il giorno prima avevano deciso di scendere e camminare) sembrò una curva leggera. Le gambe iniziarono a girare come se i km precedenti non si fossero mai percorsi. Gli sguardi che D. e U. si scambiarono furono di sorpresa, eccitazione stimolo e determinazione. Forse quello che si stava prospettando davanti non sarebbe stato così impossibile. La strada saliva, ma anche la determinazione dei due saliva in egual misura. Dopo due km di salita percorsi ad un passo incredibilmente sostenuto, un piccolo falso piano permise di riposare per qualche minuto. La strada riprese a salire e iniziarono a farsi vedere i primi secchi tornanti, ma le gambe continuavano a girare. Dopo quattro km dalla partenza, percorsi in circa 20 minuti, Dewis e Ugo non poterono non essere stupiti di quanto stesse accadendo. Riuscivano a salire sempre in sella alle rispettive biciclette e la stanchezza non si sentiva. Adrenalina ed entusiasmo condite da un pizzico di follia erano la ricetta che li stava portando sempre più verso l’obiettivo finale. Al 6° km iniziarono a vedere lassù, in cima, i 2 km di tornanti più impegnativi. Un sguardo d’intesa, una verifica al cambio della bicicletta ed una bella sorsata dalla borraccia furono gli ultimi gesti prima dell’attacco. Nulla poteva più fermarli. Aggredita l’ascesa ormai con l’intenzione di non toccare neppure per un attimo la strada con i piedi, le gambe iniziarono a mulinare sempre più determinate e, sostenendosi ed incitandosi, quelli che sembrarono km impossibili divennero i più divertenti mai percorsi. Fu così che dopo 10 km percorsi in 50 minuti arrivarono al cartello del “passo del Muraglione”

Dopo un po’ di tempo giunsero gli amici pordenonesi che, raggiunti dall’inaspettata telefonata del “.. siamo già arrivati..” affrettarono la partenza e si unirono ai festeggiamenti

Restava ormai da completare l’ultimo atto: l’arrivo a Firenze. La strada ora era tutta in discesa. Tuttavia non fu così semplice. Il tratto conclusivo era pur sempre di 50 km con ancora vari saliscendi. Partiti gli amici in direzione Firenze per allestire l’arrivo, D.e U. inforcarono nuovamente le biciclette, ripartendo con previsione di tappa intermedia in quel di Pontassieve, dove era prevista una “carrambata”. Infatti, per completare la folle opera, un altro amico aggiunto, il mitico Luca, avrebbe raggiunto i due arrivando dal passo della Futa.

E così fu. Tenendosi in contatto e aggiustando i tempi di arrivo l’incontro avvenne in centro a Pontassieve. Un altro evento si era compiuto.

Adesso si trattava solo di arrivare al Duomo di Firenze.

L’ingresso a Firenze non fu dei migliori, poichè il traffico ed alcune deviazioni imposte impedirono di seguire la rotta prefissata. Ma questi fatti non impedirono di arrivare finalmente a percorrere il Lungarno, a vedere da lontano Ponte Vecchio, deviando successivamente verso il centro, e ad intravvedere finalmente il Duomo. Pur se lentamente a causa il traffico pedonale, le biciclette si mossero tra la folla giungendo finalmente a poche decine dal Duomo e Dewis e Ugo riuscirono finalmente a vedere gli amici che, tutti schierati con telefonini e macchine fotografiche, immortalarono la scena dell’arrivo.

Il viaggio era giunto al termine e l’impresa era conclusa. Sicuramente i ciclisti ma anche chi aveva collaborato e aveva seguito il viaggio in quel momento provavano sentimenti che difficilmente avrebbero dimenticato. Ognuno sentiva qualcosa che appartiene tuttavia alla sfera del privato e che è giusto che resti tra i segreti del proprio cuore.

Certamente aver visto tanta partecipazione durante tutti questi mesi, ed in particolare durante le quattro giornate, non potranno sicuramente non aver colpito i sentimenti di tutti. L’augurio quindi è di ripetere l’esperienza ma soprattutto di viverla “uniti e spensierati” come è stata questa “Vendrathon 2019”

Duomo di Firenze – Battistero

TERZA TAPPA: Forlì – San Benedetto in Alpe

La mattina arrivò presto, troppo presto, per i vendrathoniani che la sera prima avevano fatto le ore piccole per gustare fino in fondo la gentile ospitalità degli amici della Fiab di Forli che si era conclusa con un giro storico per la città. La sveglia era stata fissata per le ore 07.00 anche per poter incontrare il vescovo di Forli, Mons. Livio Corazza, che avevamo chiesti di incontrare essendo un pordenonese.

Persona gentilissima e molto disponibile, il Vescovo arrivò in centro a cavallo della sua bicicletta. Dopo un breve saluto, il gruppo (erano ancora presenti amici Fiab) si trasferì per visitare il palazzo vescovile e la cattedrale. In quest’occasione si apprezzò ulteriormente la cortesia, gentilezza e semplicità del Vescovo che, dopo aver anche offerto un ottimo caffè, impartì ai presenti una benedizione per la riuscita dell’impresa.

Mons. Corazza: socio emerito FIAB di Forlì
In visita al vescovado

Alla fine Dewis e Ugo ripartirono per la tappa che li avrebbe portato a San Benedetto in Alpe e quindi ad affrontare le prime salite. Un po’ di apprensione aleggiava nell’aria perchè, dopo 250 km (che i due non avevano mai fatto prima d’ora) non era certo che le gambe potessero farcela. La tappa era comunque breve (solo 50 km) e i primi 20 km furono sempre percorsi con la compagnia di Francesca ( la ciclista che aveva accolti D. e U. alla periferia di Forli) e di Maura( Presidentessa Fiab Forlì). Fu un piacevole tragitto, accompagnato dalle spiegazioni sulla storia di Forlì e sulle curiosità dei paesini che venivano attraversati. Arrivati in località Dovadola, Dewis e Ugo vennero salutati dalle compagne cicliste e proseguirono da soli. Le gambe giravano a meraviglia ed in breve tempo (era ormai arrivato mezzogiorno) arrivarono in località Portico di Romagna

Strada principale di Portico di Romagna

Anche quì si potè toccare con mano l’entusiasmo con cui questo viaggio veniva vissuto dalle persone che s’incontravano lungo il percorso. Affamati e prima di affrontare lo strappo verso San Benedetto in Alpe, Dewis e Ugo avevano bisogno di rifocillarsi, ma in paese sembrava fosse tutto chiuso. Arrivati ad una trattoria una signora, alquanto burbera, cerco di liquidarli in modo spiccio affermando che la cucina era chiusa. Forse impietosita dalle loro facce ma anche dalla loro storia, cambiò atteggiamento invitandoli a pazientare. Fu una sorpresa incredibile poichè i nostri mangiarono una eccezionale pasta al sugo di cinghiale ed altri manicaretti assieme ai titolari della trattoria ed i loro amici. Non solo, ma vennero invitati ad unirsi alla sera ad una festa (alla quale andarono assieme agli amici colleghi che quella sera giunsero da Pordenone) dove avrebbero cucinato proprio gli amici del titolare, che altri non erano che cuochi stellati proveniente da ogni parte del mondo.

Cuochi stellati all’opera

Ben sazi e rifocillati, i vendrathoniani ripartirono per gli ultimi 12 km in direzione San Benedetto in Alpe. Cos’erano 12 km rispetto a quelli fatti finora? Nulla ! In quanto tempo avrebbero potuti essere percorsi anche se di montagna ? Non più di un ora. Eppure Dewis ed Ugo impiegarono quasi tre ore. Come fu possibile? Poichè il viaggio era anche un incontro con la natura, i due pensarono di fare una piccola deviazione verso le Cascate della Brusia dove poterono fare un bagno ristoratore dalle sensazioni uniche ed incredibili. I pochi fotogrammi che qui si riportano rendono bene la serenità del luogo e la tranquillità dei ciclisti

Dopo una sosta così corroborante fu uno scherzo percorrere gli ultimi km che portarono a San Benedetto in Alpe che venne raggiunta alle ore 16.00. Anche l’ultima tappa prima dell’arrivo a Firenze era stata completata.

Non restava altro che aspettare l’arrivo degli amici che quella sera sarebbero arrivati da Pordenone e con i quali Dewis e Ugo avrebbero trascorso la serata prima dell’ultima tappa: salita al Muraglione e arrivo a Firenze

SECONDA TAPPA: Rosolina – Forlì

La mattina iniziò presto per Ugo e Dewis che si svegliarono attorno alle ore 6.30.

La notte era passata veloce, anche perchè la sera prima, nonostante i buoni propositi di andare a letto presto, il sonno arrivò solo qualche minuto prima della mezzanotte. Tra la necessità di mangiare (parecchio !!!) la tensione accumulata e l’adrenalina a mille non era stato facile.

Comunque dopo una doccia ristoratrice ed una colazione “non convenzionale” …

Formaggio, Briosche, Krapfen e altro

… era tutto pronto per la seconda tappa che, se avessero saputo com’era, non avrebbero mai pensato di riuscire a fare. Ma procederemo con ordine. L’arrivo era previsto a Forli dopo un percorso di km 125 con arrivo verso le 18.00.

Il primo tratto, attraverso i comuni di Rosolina e Porto Viro portò i ciclisti ai margini del “Parco Naturale del Delta del Po”. Immense distese agricole, punteggiate da piccoli casolari o grandi complessi ad uso agricolo, riempivano lo sguardo per km. Era uno spettacolo incredibile di colori, suoni ed anche “odori” che comunque creavano un clima da “mondo contadino” ormai passato. Suggestivi anche i percorsi praticamente tutti su sommità di argini che portarono Dewis ed Ugo a toccare i borghi di Villaregia, Ca Venier e Ca Tiepolo.

Vista da ponte del Po di Venezia

Attraversato il ponte sul Po di Venezia la strada prosegui tutta lungo l’argine del Po di Gnocca (che ispirò non poca ilarità nei ciclisti). Il percorso poteva apparire monotono, ma in realtà un suono, un’immagine, un odore modificavano ogni momento della tappa. Dopo circa 30 km finalmente apparve il ponte su Po di Goro (la città della nota cantante) dove i ciclisti incontrarono un simpatico “traghettatore” che intrattenne i nostri con tante storie sui luoghi attraversati.

Salutato il “passatore” era giunta l’ora di un necessario ristoro. Purtroppo i luoghi apparivano scarsamente forniti di locali nonchè di qualcuno a cui chiedere informazioni. Ma la sorte talvolta nasconde imprevedibili e piacevoli sorprese. Svoltato un angolo della periferia di Goro, dopo vari tentativi andati a vuoti per chiusura locali, Dewis ed Ugo s’imbatterono in una “banalissimo bar” …

… dove erano seduti alcuni avventori che, alla nostra vista, palesarono evidente stupore. Non ci volle molto tempo perchè iniziassero a fioccare le domande su chi erano e cosa facessero “questi strani ciclisti” e in breve tempo il clima divenne “entusiasticamente familiare”. Indubbiamente una “gran terrina di spaghetti con sugo di cinghiale” innaffiata da un calice di vino (o forse due ?), sciolse la lingua a tutti (se mai ce ne fosse bisogno !!). Dopo aver conosciuto la realtà economica e sociale del luogo (che in passato aveva vissuto momenti di splendore economico incredibile) vennero fornite tante informazioni di viaggio che risultarono preziosissime. Erano passate quasi due ore e urgeva muoversi. Cosi i “vendrathoniani” dopo essersi sentiti salutare con “… ne abbiamo visti di matti da queste parti, ma come voi due veramente pochi…” ed essersi scambiati i numeri di telefono, ripresero il viaggio.

Passata la città di Goro con il suo grande porto peschereccio …

… il viaggio proseguì verso il ” Bosco della Mesola” che, con una superficie di 1.058 ettari, rappresenta uno degli ultimi e meglio conservati residui di bosco di pianura, memoria delle antiche foreste che si trovavano fino a qualche secolo fa lungo la costa adriatica.

Usciti dal bosco il panorama si aprì sulla foce del Po di Volano per raggiungere poi li Lidi Romagnoli da Volano fino al Lido di Spina passando per i Lidi delle nazioni, Scacchi ed Estensi.

Un ramo del Po di Volano

Tra mare e spiagge, passando attraverso Pinete di garibaldina memoria, finalmente si giunse, dopo circa 110 km, alla città di Ravenna. L’ingresso non fu certamente da favola, poichè venne attraversata la zona industriale della città che non lasciò traccia nelle menti dei ciclisti. Ravenna è una città con molti aspetti storici e culturali e tra tutti Dewis e Ugo scelsero di immortalare semplicemente la tomba del sommo poeta.

Ormai il più sembrava fatto. mancavano solo 25 km all’arrivo alla città di Forli, tappa serale della seconda giornata, dove Dewis e Ugo erano attesi dagli amici della FIAB di Forli. Erano le 18.30 e, ovviamente in ritardo evidente sulla tabella di marcia, D. e U. contavano comunque di arrivare verso le 19.30 per poter finalmente riposare dalle fatiche della lunga giornata. MA L’IMPREVISTO ERA IN AGGUATO!

Usciti da Ravenna, lungo la strada che avrebbe dovuto condurli a Forli i nostri trovarono un ponte chiuso al transito con la “beffarda” scritta : ” deviazione km.40″. Improvvisamente le espressione dei volti assunsero delle sembianze vicine all’ “urlo di Munch”, perchè in bicicletta significava allungare di due ore e le forze stavano venendo meno. Ma si sa che quando tutto sembra perduto la soluzione si trova sempre. In questo caso ebbe le sembianze di un ciclista che invitò i i vendrathoniani a seguirlo lungo una strada sterrata che costeggiava il fiume da attraversare. Dopo qualche km ai prodi venne indicato un sentiero che, imboccato a metà di un ponte, li avrebbe condotti in prossimità della “colonna dei francesi”, inizio del tratto lungo il canale del Ronco che portava a Forlì.

Il pertugio sul muro e il sentiero

Inizio una piccola Odissea che assunse tratti epici, dovendo stare attenti alla vegetazione circostante, a non bucare e ad animali che avrebbero potuto apparire. Il divertimento fu garantito e per circa 3 km, pari ad una ventina di minuti I due ciclisti si sentirono catapultati in “Indiana Jones e l’ultima Crociata”. Eroica fu la diretta che appassiono gli spettatori collegati, che poterono vivere l’evento in ogni dettaglio. Purtroppo non sono rimaste immagini o video a immortalare gli avvenimenti che potranno quindi essere ricordati solo attraverso le parole dei protagonisti

uscita del sentiero in prossimità della Colonna dei Francesi

Dopo l’euforia dell’attraversata, la stanchezza iniziò a farsi sentire e mancavano sempre 25 km ed erano ormai le 19.15. Con le poche forze rimaste, ma con l’adrenalina a mille, Ugo e Dewis si gettarono a capofitto lungo la strada che, costeggiando il canale Ronco, conduceva a Forli. Una piacevole sorpresa li aiutò ancora di più. Una socia della Fiab di Forli, Francesca, aveva deciso di venire loro incontro e, arrivati a 15 km, ci fu il fatidico rendez vous. Pur stanchi e provati anche questi ultimi km vennero percorsi con grande eccitazione consapevoli che si stava ultimando la tappa più lunga. Erano stati infatti percorsi ben 148 km. Una rinfrescante doccia seguita da un’ottima cena in compagnia degli amici FIAB concluse la giornata.

PRIMA TAPPA: Pordenone – Rosolina

E finalmente venne il giorno della partenza! La notte trascorse un po’ agitata, perchè, nonostante la preparazione e la convinzione di farcela, i dubbi iniziarono a fare capolino nelle menti dei due ciclisti.

Le prime luci dell’alba tolsero comunque tutti i dubbi.

Alle 7.00 Dewis e Ugo erano pronti al cancello del Vendramini per sistemare gli ultimi dettagli tecnici relativi al percorso ed alle biciclette

Alle 7.30 un gran numero di persone iniziò ad affollare il cortile della scuola per assistere alla partenza: amici, alunni, colleghi, autorità, simpatizzanti, associazioni. Veramente un numero incredibile di persone si accalcò nel cortiletto, creando non poca emozione nei due ” avventurieri” che, nel loro parlare e gesticolare, non celavano questo sentimento. Iniziò la firma delle magliette, che, una per ogni giorno, avrebbero testimoniato gli incontri con le persone; seguirono i discorsi delle autorità e la preghiera per il viaggio, perfettamente preparata da Suor Claudia con la collaborazione del Direttore Don Marino.

La firma delle maglie
L’assessore dott. Tropeano in rappresentanza del Sindaco di Pordenone
La lettura della preghiera

Seguirono i saluti ed anche qualche gesto e frase particolare come quello di Nicholas, che regalò ai ciclisti due braccialetti di buona sorte con simboli francescani o di Martina che con voce impaurita chiese: ” ma voi tornate vero?”

Finalmente, anche se con ritardo mai più recuperato, i Vendrathoniani partirono scortati dall’auto della Polizia Urbana (che gentilmente aveva accolto l’invito di fare da staffetta e che li accompagno lungo tutta la Pordenone – Oderzo fino a Visinale) ed un gruppo di amici della FIAB

Come sempre i primo momenti sono quelli più confusi e, nonostante l’attenzione ai particolari, un fatto era sfuggito ai ciclisti: avevano dimenticato le magliette del viaggio a scuola! Senza perdersi d’animo organizzarono un recupero al volo di cui furono protagoniste figlia e madre del prof. Ugo. Mandate a scuola e recuperate le maglie, intercettarono i vendrathoniani in quel di Lorenzaga e cosi la partenza si potè dire perfettamente completata. Erano ormai le 09.30

Il viaggio prosegui come lungo la rotta prevista senza particolari emozioni fino alla periferia di Jesolo quando era fissato il primo incontro con i “fans” che, lungo la via che li avrebbe portati a Firenze, volevano salutarli. La sosta era anche per rifocillare i ciclisti che avevano percorso circa 60 km raggiungendo Jesolo verso le 13.00. Accolti da Cristina e dalla figlia Valeria divorarono senza problemi un gran bel piatto di pasta. La sosta fu interessante perchè iniziarono a capire che, forse per l’attrezzatura e le bici o per la stranezza dei personaggi, il loro passaggio destava curiosità. Il proprietari del locale, ma anche alcuni avventori, iniziarono a chiedere informazioni su chi erano e cosa stavano facendo. In quel momento Dewis e Ugo capirono che uno degli scopi prefissi (parlare della loro scuola) aveva raggiunto l’obiettivo.

Arrivo a Jesolo
Partenza da Jesolo

Attraverso una meravigliosa pista ciclabile di circa 30 km, che da Jesolo portava a Punta Sabbioni, i protagonisti arrivarono all’imbarcadero per il Lido di Venezia ed iniziò la parte del percorso più significativa della giornata.

La ciclabile Jesolo – Punta Sabbioni

Dopo un breve tratto in motonave, sbarcarono al Lido per iniziare un percorso lungo vie poco battute da turisti e macchine, ma ben note ai veneziani. Percorrendo tratti lungo la spiaggia e all’interno di nuclei abitati, i ciclisti ebbero la sensazione di essere arrivati in un altro luogo dove i tempi della vita moderna sembravano essere svaporati. Suggestivo l’incontro con un personaggio, all’apparenza un pescatore o nullatenente, che in realtà faceva parte di un gruppo di “business man” che, durante il periodo estivo, lasciavano le vesti dei professionisti e diventavano un po’ “selvaggi”

Il tragitto continuò tra strade prive di traffico e bambini stupiti nel vedere passare questi ciclisti che uno paragonò “a due marziani”. Viste sulla laguna e sulle spiagge prive di turisti, ma piene di verde, continuarono ad accompagnare i protagonisti che provavano sensazioni di libertà, spensieratezza ed emozione che lo scritto non può assolutamente rendere.

sentiero dei Murazzi

Dopo il lungo tragitto attraverso Lido, Pellestrina e Murazzi Dewis ed Ugo sbarcarono a Chioggia. Erano ormai le ore 19.00 ed erano stati percorsi 90 km e ne mancavano 28 all’arrivo. Anche qui non poteva mancare un piccolo comitato di accoglienza. Gli amici Roberto Alessia e Matilde, provenienti da Padova, avevano deciso di essere presenti ed immancabilmente alla discesa dal vaporetto, i vendrathoniani trovarono l’accoglienza prevista.

Piazza a Chioggia

Mancava l’ultimo tratto di una giornata che restava sicuramente indimenticabile per quello che i ciclisti avevano visto ma soprattutto per quello che avevano vissuto in termini di emozioni e di fatica (che comunque non si faceva sentire). Ma l’ultimo tratto di 26 km lungo la Romea, di cui non restano, immagini, fu un altro tassello incredibile. Venne percorso in meno di 50 minuti, quasi fosse l’inizio e non la fine, con l’uno a l’altro a “tirarsi reciprocamente” con dei precisi cambi ogni 3 km. Le macchine e i camion sfilavano a fianco, ma non sembravano così veloci e il nastro d’asfalto della Romea, che scorreva sotto le ruote delle biciclette, non appariva così nero com’era, ma spingeva a correre ancora di più. Ad un certo punto finalmente l’albergo ma, ancora più bello, la vista dell’amica Francesca con il “mitico” figlio Giovanni (che da ben due ore era in attesa !!! ) che, quasi avessero visto degli eroi, esultarono vedendo in lontananza le sagome di Dewis ed Ugo. Un urlo di gioia, un abbraccio liberatorio, un momento di commozione concludevano la prima giornata. Erano le 20.30 e i primi 120 km erano stati percorsi.

IL PERCORSO: terza tappa (Forlì- San Benedetto in Alpe: km 46)

Citazione

Finalmente iniziamo a salire! Dopo tanta pianura iniziamo ad affrontare gli Appennini. Il percorso non è lungo e la salita fino a 500 m. Non sembra presentare difficoltà. Ma nella gambe già ci sono 250 km. precedenti ed é meglio non scherzare.

Si inizia a salire dolcemente usciti da Forlì per dirigersi verso Castrocaro Terme

Nel punto in cui la valle del Montone si allarga gradualmente per aprirsi nella pianura forlivese si erge la rupe di Castrocaro, inconfondibilmente marcata dall’imponente fortezza. Da circa un millennio, un affascinante e originale soggetto panoramico, vigila sul sottostante paese. Integrata con il paesaggio la fortezza pare completare il disegno e la fisionomia della rupe, con la quale è diventata un’unica entità

Dopo circa 26 km di strada dolce sia arriva a Rocca di San Casciano posto a circa 200 m s.l.m. Il paese è noto soprattutto per la grande festa del falò

La Festa del Falò è una tipica festa del paese di Rocca San Casciano che data la sua originalità, suggestività e grandezza è ormai molto rinomata anche fuori della provincia. Le sue origini sono un po’ oscure: c’è chi la fa risalire addirittura a riti pagani, celtici in modo particolare. Si dice che a Rocca San Casciano, fin dal XII secolo, venissero accesi falò lungo le rive del fiume Montone allo scopo di placare le acque dalle rovinose inondazioni. La festa che si può vedere a Rocca San Casciano è da considerarsi praticamente unica nel suo genere in quanto la rivalità che nasce fra i due rioni fa sì che si generino attività per dare un maggiore visibilità alla propria fazione rispetto all’altra che la rende un vero e proprio avvenimento nel corso dell’anno per l’intera cittadinanza.. “Terra”, “Aria”, “Acqua”, “Fuoco”: questi sono detti essere gli ingredienti della festa del paese. I due rioni si sfidano costruendo sulle due rive del fiume Montone che attraversa l’abitato quindi nel cuore del paese, due enormi pagliai fatti di ginestre e aghi di pino che assumono due forme differenti quasi a ricordare le due differenti radici culturali che la città ha. Infatti il pagliaio del “Borgo di Sopra” assume una forma bombata come i vecchi pagliai che si facevano nelle campagne romagnole mentre quello del “Mercato” è di forma conica come i pagliai delle campagne toscane. Anche i colori delle due fazioni ricordano queste differenti origini in quanto uno ha il rosso e blu, tipici della regione Emilia-Romagna, l’altra il bianco e rosso tipici della regione Toscana. La festa comincia al sabato pomeriggio, prosegue con l’impagliatura dei due pagliai e culmina alla sera quando tra le grida ed i cori di scherno dei sostenitori dei due rioni, i due pagliai vengono accesi contemporaneamente accompagnati dal suono delle campane. Anche se sono anni ormai che non vi è più una gara con trofeo, l’accensione più rapida e meglio realizzata decreterà il rione vincitore e sarà ragione di discussione e beffe per tutto l’anno a seguire. Mentre i pagliai bruciano, continua la disputa e sarà il momento dello spettacolo pirotecnico con fuochi d’artificio per il “Borgo di Sopra”, e dei botti per il “Mercato” cioè scariche di grossi petardi che vengono accesi contemporaneamente e che producono un boato molto forte. Qui la sfida è quella di aspettare che sia il rione avversario ad accendere per primo e tentare di coprire il suo rombo con il proprio. La festa continua dopo circa un’ora, quando i falò hanno ormai ridotto la loro combustione, con un confronto che si sposta nella piazza del paese dove iniziano le sfilate di carri in maschera: ogni rione ha all’incirca un’ora per dare libero sfogo alla propria fantasia su un tema che si sono scelti. Infatti ogni sfilata è imperniata su un tema portante diverso di anno in anno e si ispira ora ad un paese o luogo geografico, ora a temi particolari o di fantasia. Seguendo questo filo conduttore, vengono realizzati due o tre grandi carri allegorici per rione, animati da decine di figuranti attorniati da altre decine di partecipanti facenti parte della sfilata che segue a piedi. Per allestire questi carri e confezionare i costumi (ognuno provvede in proprio) c’è un lavoro di mesi, bruciato nell’entusiasmo di una sfilata che dura meno di un’ora. Appena un rione lascia la piazza è pronto ad entrare l’altro, il tutto accompagnato da musica e luci. È passata da molto mezzanotte quando i sostenitori si ritirano nel rione a festeggiare i successi della serata, mentre la piazza comincia a svuotarsi poco a poco. Il pomeriggio del giorno dopo, la domenica, la sfilata con i carri viene ripetuta per i più piccini.

Proseguendo la strada sale sempre dolcemente per portarci a Portico di Romagna

La struttura urbanistica medievale del borgo fu suddivisa su tre piani sovrastanti distinti ma uniti da passaggi, che si conservano ancor oggi in buono stato. La parte alta era costituita dal castello, del quale non rimane altro che una torre, dalla pieve e dal palazzo del podestà. Nel piano intermedio erano localizzati i portici e i palazzi nobiliari, tra cui il palazzo Portinari. Si narra infatti che sia proprio in questo luogo che sbocciò l’amore di Dante Alighieri per Beatrice Portinari.

Nelle vicinanze si trovano le cascate della Brusia a Bocconi

Ponte del XIV secolo a tre arcate che sovrasta l’omonima cascata Brusia. Bocconi dove potremo gustarci una meravigliosa veduta della cascata della Brusia, dall’alto del ponte a schiena d’asino a tre arcate.Durante il periodo estivo la grande pozza nella quale si tuffa l’acqua cristallina è molto gradita ai bagnanti dopo una camminata lungo i sentieri segnalati che partono da questo luogo. Si possono fare interessanti trekking alla scoperta di antichi nuclei disabitati, tra i quali merita una visita Bastia. Da Bocconi partono anche diversi sentieri e mulattiere che uniscono la valle del Montone a quella del Tramazzo.

Dopo questo punto la strada si inerpica significativamente per raggiungere San Benedetto in Alpe e chiudere la giornata.

Nell’attesa dell’arrivo della delegazione del Vendramini l’attesa si può fare presso le cascate dell’ Acquacheta

Il fiume è stato reso famoso da Dante Alighieri, che l’ha citato nella Divina Commedia (Inf. XVI, 94-102):

Come quel fiume c’ha proprio cammino
prima dal Monte Viso ‘nver’ levante,
da la sinistra costa d’Apennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
de l’Alpe per cadere ad una scesa
ove dovea per mille esser recetto;
così, giù d’una ripa discoscesa,
trovammo risonar quell’acqua tinta,
sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa.» «

La cascata dell’Acquacheta è oggi meta di turismo, sia per il valore letterario del luogo (che rientra nei cosiddetti “parchi letterari”), sia per il suo valore naturalistico.

IL PERCORSO: quarta tappa (San Benedetto in Alpe – Firenze: km 64)

Siamo all’ultima tappa quasi alla fine di questa avventura. Di solito la conclusione di qualcosa è sempre la parte più semplice, il più è fatto! Non è così ! Innanzitutto in questa tappa si raggiunge il punto più alto: passo del Muraglione con i suoi 900 m di altitudine e sulle gambe ci sono i quasi 300 km dei giorni prima.

Indubbiamente una sferzata di entusiasmo ci arriva sicuramente dalla “truppa vendramini” che ci ha raggiunto la sera prima. Capitanati dalla Preside Anna Romano sono arrivati i prof. Arban, Cover, Gesiot, Perin, Pezzot cui si aggiunge una “simpatizzante”. sappiamo che, lungo il percorso, apparirà, come un fauno, anche il prof. Garbo che, proveniente dal passo della Futa, ci raggiungerà.

La tappa parte alle 07.00 e già i primi metri che partono dall’albergo sono in salita. Questa continua inesorabilmente per i primi 15 km arrivando ai 900 m. di altitudine del passo del Muraglione.

Anticamente percorso da mulattiere, il valico divenne carrozzabile nel 1836 per volere del granduca di ToscanaLeopoldo II. Contemporaneamente alla strada, progettata dall’ingegnere Alessandro Manetti, furono costruiti sul passo una casa cantoniera, un alberghetto e un muro di pietre che offrisse ai viandanti un riparo dal forte vento di crinale (dal muro, o muraglione, l’origine dell’attuale nome del passo)

A questo punto il percorso si snoda tra vari tornanti, per lo più in discesa, ma alcuni ancora in salita. Si toccano i paesini di San Godenzo, Dicomanno, Pontassieve per entrare quindi nel comprensorio di Firenze ed iniziare a costeggiare il fiume Arno. Siamo ormai alle porte di Firenze e, attraverso la via aretina, si entra nel cuore della città per arrivare finalmente al “DUOMO” dopo un percorso di circa 370 km.

IL PERCORSO: seconda tappa (Rosolina – Forli: km 145)

Il viaggio prosegue partendo da Rosolina. Orario previsto ore 06.30 quando il sole non è ancora alto e a casa vi state appena svegliando.

Presa la SS. Romea, per il breve tratto necessario a superare il Po di levante, si entra nel parco Regionale Veneto del Delta del Po. Si attraversano gli abitati di Porto Viro, Contarina entrando nel percorso ciclabile detto “Scanarello” che ci fa attraversare una parte del Delta permettendo di intuire la bellezza di questi luoghi, un tempo zone paludose e malariche, ma, con il lavoro dell’uomo, diventate oasi faunistiche ed agricole di sorprendente bellezza.

Si percorre la riva sinistra del Po di Venezia toccando i borghi Villaregia, Ca Venier e Ca Tiepolo. Il percorso scende quindi scende verso Gnocca Gorino e Goro, dove si conclude dopo un tratto di circa 50 Km.

Era settembre.......
I casoni di Valle
Fenicotteri

Da Goro si passa ad un altro ambiente non meno interessante del precedente: il bosco della Mesola.

La Riserva Naturale del Gran Bosco della Mesola, con una superficie di 1.058 ettari, rappresenta uno degli ultimi e meglio conservati residui di bosco di pianura, memoria delle antiche foreste che si trovavano fino a qualche secolo fa lungo la costa adriatica. Ha cominciato a formarsi nel Medioevo su antichi cordoni dunosi costieri formatisi alle foci del Po di Goro e di Volano, il che ha conferito al suolo un andamento irregolare e ondulato, dove a tratti si formano dei ristagni d’acqua con vegetazione palustre. Di importanza fondamentale è la presenza, all’interno della Riserva, di una popolazione di cervi di specie autoctona che discende dal Cervo nobile, chiamato Cervo delle dune o Cervo della Mesola. Sono circa 250 gli esemplari che qui vivono in modo protetto. Ha cominciato a formarsi nel Medioevo su antichi cordoni dunosi costieri formatisi alle foci del Po di Goro e di Volano, il che ha conferito al suolo un andamento irregolare e ondulato, dove a tratti si formano dei ristagni d’acqua con vegetazione palustre.

Dopo aver percorso 20 km il percorso, precedentemente interno, ritorna sulla costa raggiungendo il Lido di Volano e proseguendo verso Lido delle nazioni, Lido degli Scacchi e Lido degli Estensi (che appartengono a quelle località balneari chiamate “Lidi di Comacchio”).

Proseguendo lungo una serie di arterie assolutamente anonime e dominate da un paesaggio industriale, si giunge finalmente a Ravenna dove si ipotizza una sosta per rifocillarsi mentre si ammirano le bellezze artistiche come Il Mausoleo di Teodorico, la Tomba di Dante, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo …

Usciti di Ravenna si percorre per circa 20 km il lungo Argine che costeggia il fiume Ronco che conduce da Ravenna fino a Forli.

Siamo così giunti alla fine della seconda tappa dopo un percorso di circa 145 km.

IL PERCORSO: prima tappa (Pordenone – Rosolina: km 115)

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PARTENZA 15 LUGLIO

Il briefing è fissato per le ore 07.30 in modo da poter gestire eventuali saluti e brindisi con i presenti.

La partenza è fissata per le ore 08.00 del 15 luglio dal piazzale antistante il Duomo di Pordenone.

Da Pordenone, attraverso il Ponte di Adamo ed Eva, si procede in direzione Oderzo percorrendo la statale Opitergina fino ad arrivare a Visinale e proseguire per Pasiano attraverso via Bosco e via Pozzo. In questo primo tratto si ha modo di scorgere le Ville Venete dei Querini e dei Gozzi, nobili famiglie veneziane, che nel corso del ‘700 ed ‘800 hanno influenzato il contesto rurale ed economico del comune di Pasiano e dei centri limitrofi.

Superato il confine regionale tra Friuli e Veneto in località Brische, si attraversano piccoli nuclei abitati della pianura veneta tra i quali si menziona Lorenzaga

( Le origini del paese andrebbero ricercate nel I° sec. d.c. quando fu definita la centuriazione del territorio di Concordia e si trovano le Ville venete Stroili e Rocco ),

Corbolone

( si sviluppò a partire dall’XI secolo su iniziativa dei monaci dell’abbazia di Sesto al Reghena a cui restò a lungo legata perpoi passare sotto la Repubblica veneta ed diventare luogo di villeggiatura delle famiglie venete Gubitta calzavara e Migotto che eressero le loro ville)

.. collegati da un percorso che costeggia il canale Malgher

Si giunge quindi a S.Stino di Livenza

anche questa città legata alla storia della Repubblica di Venezia, ma che affonda le origini in un antico passato romano di cui resta traccia nel tratto della via Annia che collegava Roma a Bisanzio

Attraverso Torre di Mosto, Stretti, Crepaldo ed Eraclea si giunge ad Jesolo dopo un percorso di circa 55 Km

Si procede spediti verso Cavallino e Punta Sabbioni dov’è prevista una sosta (ore 12.00) per il ristoro prima d’imbarcarsi per il Lido di Venezia

Considerati i tempi di sosta e dell’attraversata con il vaporetto si prevede arrivo al Lido verso le ore 13.30. Sbarcati si procede per circa 10 km in direzione sud-ovest verso Malamocco

Questo è uno dei primi insediamenti insulari antichi assieme all’isola di Torcello e Mazzorbo. Questo borgo rimane ancora una delle poche “isole di pace” della laguna veneziana, infatti nel Rio Terà ma anche nei vari campielli, non ci sono turisti e la vita scorre in maniera abitudinaria e tranquilla. Come una volta, i ragazzini giocano nei campi indisturbati, ed essendo tutta zona pedonale, non c’è alcun pericolo. Dal parco e dalla riviera si possono ammirare dei splendidi tramonti, specialmente a fine estate. 

Punta Alberoni

Non si sa bene l’origine di questo nome, ma si suppone che si chiami così per la florida vegetazione e le vaste pinete che arrivano fino quasi al mare. Molte persone prediligono questa zona perché è meno affollata e selvaggia. Qui si trova lo stabilimento “Alberoni” , il primo del Lido, dove vi si può accedere liberamente, e a scelta potrete sdraiarvi sul bagnasciuga o prendere a noleggio lettini e ombrelloni. Altro punto a favore è che l’acqua del mare è molto limpida e vi è molto più spazio di spiaggia libera. Famosi per gli aperitivi in spiaggia sono il ristorante dello stabilimento e il chiosco vicino la diga “Macondo”. Infine si giunge all’oasi naturale del WWF. Essa comprende una pineta di 30 ettari gestita dai servizi forestali dello stato. Creata per proteggere il paesaggio delle dune e alcune specie di flora e fauna endemiche tipiche dei litorali alto-adriatici, questa oasi diventerà a breve ZSC (zona speciale di conservazione ). Qui nidifica il fratino e altri uccelli tipici della laguna.

spiaggia degli Alberoni

Se tutto procede nei tempi alle 14.30 si effettua il secondo passaggio con traghetto per passare da Punta Alberoni a Santa Maria del Mare , sull’isola di Pellestrina (la terza ed ultima parte della fascia lagunare veneta ) attraversarla tutta per arrivare a Caroman di fronte a Chioggia.

raggiungibile solo con traghetti, l’isola, lunga circa 11 km e larga da 26 m. ad 1,2 km. è di fatto percorribile soprattutto in bicicletta e a piedi. L’isola di Pellestrina fu abitata stabilmente, come tutti gli altri centri della laguna, in seguito alle invasioni barbariche che costrinsero la popolazione dell’entroterra a rifugiarsi in luoghi più sicuri.  Caratteristica dell’isola sono i “Murazzi” degli enormi blocchi di pietra, posti a sbarramento delle acque del mare in difesa dell’isola e della stessa laguna. Si estendono lungo il litorale per quattro chilometri e tale grandiosa impresa ideata da Padre Vincenzo Coronelli, iniziata nel 1744, fu portata a termine dopo ben 38 anni di lavoro: AUSU ROMANO – AERE VENETO è la scritta che ancor oggi si può leggere scolpita nei Murazzi, che sta a significare:
VOLONTA’ ROMANA, SOLDI VENETI…

Si passa finalmente a Chioggia con ultimo vaporetto e sono così arrivate le 15.30

Se non ci sono intoppi si arriva quindi, percorrendo gli ultimi 17 km a Rosolina dove è previsto il riposo del primo giorno.

STAFF OPERATIVO

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Non è stato mai presentato il gruppo operativo che ha ideato e condotto il progetto. vediamo quindi nel dettaglio i protagonisti di questa avventura.

I CICLISTI

I protagonisti sono i prof. Antonel Dewis (detto Dius ) e Ugo Cadelli (detto Chicco). Sono insegnanti di musica e tecnologia all’istituto “Vendramini” dove lavorano da 20 anni il primo e da 30 il secondo. Non sono professionisti della bicicletta, forse neppure amanti della stessa, ma si sono messi in testa di realizzare questa “avventura” . Sono forse un po’ “folli”, ma se non c’è follia il mondo sarebbe molto monotono. Il primo (47enne) si è trovato catapultato in quest’avventura dall’altro (58enne), forse senza rendersene conto, dando entusiasmo all’altro che, ideata l’avventura, aveva bisogno di un compagno di merende.

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA E SOCIAL NETWORK

Se molto, o quasi tutto, di quello che leggete su Istragram o i sondaggi o magari le idee su Facebook o sul blog ci sono, questo lo si deve a due ragazze che ci aiutano moltissimo in questa iniziativa: una è la Prof.ssa Lorenza Perin (insegnante di Inglese a scuola) l’altra è Arianna Cadelli (alunna del secondo anno presso un Liceo Scientifico di Pordenone). Da subito si sono rese disponibili a gestire gli aspetti social e ad impegnarsi in molti aspetti tecnico – organizzativi. Hanno gestito le magliette – gadget (scelta foto, abbinamenti taglie e richieste, gestione vendita …). Come detto postano nei social (sopratutto instagram) quanto serve per mantenere vivo l’interesse; hanno “ideato progettato e realizzato” l’Intervista Doppia e la scelta del “soprannome” da dare ai Ciclisti. Insomma sono operativissime e operosissime, ci danno entusiasmo e grazie al loro spirito riusciamo a non demoralizzarci mai !

LOGO E GRAFICA

Appena contattata ha dato subito la sua disponibilità ed il giorno di Pasqua ci siamo trovati per creare il Logo. Mi riferisco a Ketty Roman (ex alunna del Vendramini che ha frequentato dal 1990 al 1998) che, assieme alla sua amica Maria Luisa Brancaleone (dello studio Grafica 360) . In un attimo hanno capito quello che doveva essere lo spirito del progetto e sono riuscita a proporre il “logo” che tutti ora vediamo. Hanno anche dato il suggerimento per la struttura del Volantino pubblicitario.

Maria Luisa Brancaleone
Ketty Roman

Le maestre

Vanno accomunate tutte assieme per l’impegno che hanno profuso per spiegare ai Bambini cos’era Vendrathon e per far capire ai genitori il progetto. In particolare La maestra Lisa che alla presentazione a scuola si è resa disponibile per fare il depliant informativo ; alla maestra Serena che si è impegnata nella ricerca del produttore delle magliette che poi sarebbero quelle di “Vendrathon”; alla maestra Paola che è stata perfetta coordinatrice nelle settimane della “raccolta”.

le maestre

BLOG CREATOR

Appare e scompare, non è facile da intercettare, ma alla fine realizza quanto richiesto. E’ il prof. Luca Garbo che ha creato la struttura di questo blog permettendoci di dare risalto a quanto stiamo pubblicizzando.

RICEVIMENTO FIRENZE

Ultima in elenco, ma sicuramente non meno importante, la fam,.Scaringella o meglio la “mamma” Luana che non ci ha pensato un momento ed ha accolto con entusiasmo l’idea di riceverci a Firenze. Addirittura in quella settimana era in ferie, ma ha fatto spostare le vacanze per poter essere “presente”. Un grazie immenso da tutti noi.